MOVIEMENT e sognare di andare.


MOVIEMENT, N.7, Coen Brothers.

MovieMent è una collana di cultura cinematografica che ci porta nel mondo del cinema con gusto e competenza sia per i contenuti che per la veste grafica. La pubblicazione, giunta al volume numero 7,  è dedicata ai Coen Brothers.

L’editoriale dei curatori Gemma Lanzo e Costanzo Antermite pone subito l’accento sul rapporto che lega i fratelli Coen ai generi cinematografici e alla loro decostruzione narrativa: un marchio di fabbrica che è diventato mito soprattutto con il loro film più celebre, Il Grande Lebowski ( The Big Lebowski, 1998). Una pellicola che ha anche dato vita ad una vera e propria religione laica: il DUDEISMO, con centomila adepti in tutto il mondo che coniugano il Taoismo e le teorie di Jeffrey Lebowski.

Ad aprire questo numero c’è il saggio di Paul Coughlin, ricercatore e studioso di cinema, che in una rapida carrellata ci apre lo sguardo sul mondo Coen. Il suo prezioso contributo è ripreso da Sense of Cinema del 2003 e viene qui ripresentato anche per i lettori italiani.

Segue poi il lavoro di Alessandro Baratti che analizza con puntualità il lato noir del filmare Coen. Un lato predominante che riprende il genere da Hammett di Sangue e Piombo, passando per il maestro Jean Pierre Melville ed arrivare ai loro film: Blood Simple e Crocevia per la morte, metafore del “disorientamento individuale e insensatezza del mondo” che ritorneranno anche in Fargo, per poi lasciare il genere nero verso la parodia rutilante de Il Grande Lebowski e la filologia distaccata de L’uomo che non c’era. La fine del sogno sarà poi con il noir terminale: Non è un paese per vecchi, tratto dal grande genio narrativo di Cormac McCarthy.

Non è un paese per vecchi è anche al centro dell’analisi di Douglas McFarland, docente in Florida, che approfondisce il lato filosofico del film in un importante scritto concesso a MovieMent e ripreso dalla University Presso of Kentucky.

La stessa Gemma Lanzo ci porta poi con una ben argomentata panoramica a scoprire il lato commedia dei Coen. Gemma Lanzo sottolinea la loro grande abilità di scrittura, soprattutto nell’uso dei dialoghi e dell’umorismo. Un umorismo come chiave ribaltata di situazioni anche drammatiche o come meccanismo di esecuzione nella loro poetica di causa ed effetto. Umorismo che è mondo di tanti sotto-testi per le diverse essenze umane. E allora gustiamoci film come: Fratello dove sei, Arizona Junior e Intolerable Cruelty.

Girando pagina troviamo ancora Il Grande Lebowski e il faccione del Drugo che ci sorride sormione e beffardo. David Del Valle, storico del cinema, omaggia i Coen e il loro film manifesto, un film importante: per il suo ruolo di culto, per la sua capacità di creare mitopoiesi, per la sua capacità di rigenerarsi e di crescere con le visioni e la visione del grande Jeff Bridge. Attore tra i più bravi della sua generazione.

Per la rubrica Film Analysis, Elena Dagrada e Gabriele Gimmelli ci portano nelle atmosfere del film Il Grinta ( True Grit, 2010). Film che non è solo remake ma altra e nuova versione cinematografica del romanzo di Charles Portis, quel True Grit del 1968. Film che ha diviso, sospeso tra lo svuotare e il riempire, il romanzo di formazione, la mano di Spielberg, l’anti-mito e il comunque inesorabile confronto con il mito: John Wayne. Un ancora bravo comunque sempre a Jeff Bridge.

Chiudono il volume numero 7 di MovieMent due interviste. La prima intervista è a cura di Alex Simon, apparsa su Venice Magazine nel 1998: ricca di curiosità e ben orientata nel mondo Coen e nelle loro “The Contemplations”. Mentre la seconda intervista è ancora una bella conversazione tra Cole Haddon e gli stessi Coen che parlano del loro film Il Grinta, apparsa su film.com e qui ben tradotta per un contributo aggiuntivo alla rivista.

Da non perdere poi il corredo di immagini fotografiche, le curiose Quotes finali e per gli amanti degli approfondimenti i consigli e la completa filmografia con tutti i film dei Coen. MovieMent è una collana coraggiosa, pubblicazione di cultura cinematografica. Il suo numero è il 7, da leggere e collezionare. Ogni numero un colore diverso. I Coen sono Turchesi o forse Turchini, a voi la scelta.

Giorgio Piumatti.

 

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